
sguardi anonimi
La fotografia anonima, o fotografia vernacolare, raccoglie tutti quegli scatti di cui, per motivi spaziotemporali, non si riesce più a risalire all’autore. Si tratta della fotografia quotidiana, amatoriale, improvvisata e spontanea, senza scopi dichiaratamente artistici. Negli ultimi anni, in parte per reazione alla saturazione di immagini digitali favorita dai social media, l’interesse verso questi scatti dimenticati è in crescita. Anche musei importanti come il MoMa includono nei propri cataloghi progetti di photo trouvée.
La saturazione visiva ci obbliga, a maggior ragione, a riflettere sulle immagini che mancano: le immagini che non sono mai esistite, quelle che sono esistite ma non sono piú a nostra disposizione, quelle che hanno affrontato ostacoli insormontabili per venire alla luce, quelle che la nostra memoria collettiva non ha conservato.
(J. Fontcuberta, La furia delle immagini)
L’archivio
La fotografia del 99%
Pare che solo l’1% delle immagini prodotte dall’umanità sia considerata artisticamente rilevante. L’archivio si concentra sugli scatti del restante 99%. Scatti di gente comune, nella quotidianità o in occasioni straordinarie, ricorrenze, viaggi, affetti. Tutti quegli scatti che raccontano che l’umanità, in fondo, ha molto in comune ovunque e in ogni epoca.

L’archivio
Photo trouvée
La maggior parte delle foto di questo archivio in progress viene da donazioni, mercatini, robivecchi o altri canali che le avrebbero inevitabilmente portate alla distruzione.
Negativi, lastre e diapositive
Raccogliamo negativi, lastre e diapositive. A volte ci capita di ricevere anche materiale cartaceo, ma il fulcro dell’archivio è concentrato sul negativo (o il positivo) che dà origine all’immagine (e consente di conservarla e di ristamparla rendendola di nuovo fruibile).
Il dialogo immaginario
Diverse decine di migliaia di immagini in archivio, di provenienza geograficamente varia e scattate in un arco di 150 anni evidenziano che l’umanità del 99% ha tanto in comune e pochi muri a dividerla. Nei nostri progetti cerchiamo di creare un dialogo tra immagini che ormai hanno perso il loro significato “più immediato” e, forse proprio per questo, ne hanno acquisito uno universale.
NEssuna nuova
immagine
Per un’ecologia dello sguardo
In archivio non vi sono foto posteriori all’entrata in uso del digitale. Non vogliamo produrre nuove fotografie, seguiamo un’etica – tutta nostra – di ecologia dell’immagine e di desaturazione dello sguardo.









